La storia della pubblicità è piena di mirabili esempi di racconto. Ma è incredibile come, dopo decenni di “commercial” più o meno elaborati, la potenza delle semplici emozioni riesca ancora a spaccare.

Adidas Break Free è davvero un capolavoro, per come riesce a sintetizzare in una manciata di secondi tutto quello che c’è da sapere sulla sceneggiatura.

E poco importa se è un progetto “non ufficiale” prodotto da studenti appassionati di videomaking. L’opera è perfettamente compiuta e vale molto più di certe pubblicità che si vedono in giro.

Questo spot (ma com’è difficile chiamarlo “spot”: diciamo storia, ok?) dura un minuto e mezzo e racchiude una trama che potrebbe essere raccontata anche in un’ora e mezzo, senza per questo tralasciare alcun elemento essenziale e efficace per la narrazione.

La sua breve durata e l’assenza di parole rendono necessario essere chirurgici con le immagini, per suscitare emozioni e imprimere immagini archetipiche nella mente di chi guarda.

Adidas Break Free: un curioso ma efficace Viaggio dell’Eroe

L’Eroe ci viene presentato nel suo mondo ordinario, rinchiuso tra le quattro mura di una triste stanzetta di un ancor più deprimente istituto per anziani.

La sua routine è meccanica, ma il suo spirito non è domo: mentre gli altri guardano la tv, lui osserva il mondo fuori dalla finestra, sognando – chissà perché? – di correre come un ragazzo che vede attraverso i vetri (Chiamata all’Avventura)

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Rifiuto della Chiamata: sa di essere vecchio (scena del compleanno) e ha dubbi sul suo desiderio (sta alla finestra di notte, sconsolato)

In tutto questo manca forse la figura del Mentore?
Per intenderci: dov’è il saggio, il mago alla Gandalf, o la musa ispiratrice?

Ma è ovvio: il Mentore è rappresentato dallo stesso paio di consunte Adidas che fissa nostalgico. Adesso capiamo. Il protagonista è un ex atleta perseguitato dai ricordi.

Le sua Adidas sono anche un “Oggetto Magico” (altro elemento-cardine) che lo ha accompagnato negli anni di gloria regalandogli anche grandi soddisfazioni.

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Grazie alla potenza dei ricordi il nostro supera la Prima Soglia: la paura. Grazie alle vecchie Adidas torna a correre anche se soltanto nei corridoi della casa di riposo.

(Qui notiamo anche un piccolo assaggio di cast di Comprimari: il vecchietto che annaffia il televisore, la nonnetta che balla con l’uomo invisibile, l’altro “probabile” ex-atleta in tuta che assomiglia a Carletto Mazzone. Due secondi e sono già perfetti così.)

Ed ecco i Nemici. Gli infermieri e soprattutto la omologa della Signorina Rottermeier di Heidi. Fanno “solamente” il loro lavoro, ma per la sicurezza dell’uomo gli impediscono di uscire, tenendolo in gabbia.

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Ecco dunque la parte a metà strada fra il “training montage” istituzionalizzato da Rocky e Qualcuno volò sul nido del cuculo: il nostro eroe persevera, fallisce, non si arrende, fallisce ancora, si rialza continuamente, fallisce meglio.

Dopo un setup molto classico, la struttura “mitologica” del viaggio dell’Eroe lascia spazio ad un più pragmatico e diretto approccio alla “Save the Cat!”.

Tutto è Perduto! All’ennesimo tentativo di fuga, la Rottermeier sottrae e nasconde al nostro eroe le sue Adidas. Il proverbiale Soffio della Morte è la morte del sogno.

La sua Notte dell’Anima viene però rischiarata dall’amico simil-Mazzone che, da vero Alleato, ha coraggiosamente sfidato assieme agli altri due pittoreschi vecchietti i Cattivi e recuperato l’Oggetto Magico.

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Adesso tutto è pronto per il Terzo Atto e il Gran Finale.

Adesso o mai più: il protagonista fa appello al suo “sacro furore” giovanile, mentre il suo coraggio ha cambiato il mondo che gli sta attorno: tutti, nella casa di riposo, fanno il tifo per lui.

I Cattivi vengono simbolicamente “eliminati” dal muro entusiasta degli ottuagenari, e il nostro eroe può finalmente assaporare la libertà.

Non soltanto quella del mondo esterno, ma anche quella di sentirsi di nuovo se stesso.

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Adidas Break Free. Nessuna novità, ma che bellezza!

Certo, qualcuno potrà dire che ormai questo schema narrativo/produttivo è talmente consolidato da risultare quasi ridondante.

Che i grandi brand sfruttano fin troppo il “colore” della nostalgia/affetto per fare colpo sul pubblico (vedi gli spot sulle mamme firmati da Procter & Gamble in occasione delle Olimpiadi)

I più smaliziati potranno dire che questi “bignami” del Viaggio dell’Eroe sono oramai logori.

Che la struttura di Adidas Break Free ricorda moltissimo un altro meraviglioso e commovente commercial di Audi.

Ma bisogna avere davvero un cuore arido per non farsi “fregare”, per l’ennesima volta, dal potere delle emozioni.

E magari asciugarsi pure una lacrimuccia…

ADIDAS: BREAK FREE

Cast
Jens Weisser, Herman Van Ulzen, Anja Karmanski, Hiltrud Hauschke, Daniel Hubertus

Crew
Director / Script – Eugen Merher
Producer – Karli Baumann, Karl Heidelbach
DoP – Mortimer Hochberg
Editor – Ernst Lattik
Music – Alexander Wolf David
Sounddesign – Marcus Fass
Sound recording – David Hill
Maske – Sandra Untenberger
Production Design – Nora Brockamp, Julian Dieterich
VFX – Tim Markgraf
Production Company – Filmakademie Baden-Württemberg

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