Contenuti dell'articolo
Animali Notturni e Insofferenti
Ci sono un paio di cose che non riesco a sopportare nelle legittime e oziose discussioni sui film. Una è il sempre più gettonato "È lento", come se tutti i film dovessero avere un ritmo vorticoso o la struttura di un cinecomic/commedia hollywoodiana/blockbuster/gangster movie.La cosa assurda, in questo caso, è che se anche volessi etichettare qualche film come "lento", non lo farei per Animali Notturni, che tutto sommato ha un incedere sinuoso ma mantiene la tensione costante.Se poi uno va in sala aspettandosi un film di Michael Bay, o pensa che tutti i film debbano essere come quelli con protagonista Vin Diesel, beh, l'errore sta a monte. L'altra cosa insopportabile è il diffuso concetto del "Non l'ho capito, quindi lo boccio". Diretta conseguenza della necessità di "capire" un film (ma perché?) per apprezzarlo.
Un cinema che in fondo se ne sbatte di essere conciliante, di andare incontro allo spettatore, di dire tutto e subito o far strillare frasi ad effetto.Un cinema forse un po' autocompiaciuto, forse anche snob. Ma di quello più stimolante. Qui di compromessi, a differenza dell'opera di Nicolas Winding Refn, ce ne sono. A partire dalla struttura "di genere" del romanzo, che ci getta però a sua volta una vertiginosa riflessione metanarrativa.
“Se leggi un libro, anche il libro leggerà te”
Mi permetto di citare Nietzsche per l'ovvia situazione che si crea tra Susan (Amy Adams) e il romanzo che le ha inviato il bistrattato ex marito, Edward (Jake Gyllenhaal). Una storia di vendetta tramite letteratura che meriterebbe da sola tifo da stadio, condotta con sapiente uso delle transizioni e dei salti temporali, della scomposizione narrativa e della psicologia.
Ecco perché Susan vede Edward nei panni di Tony, il povero professore vittima degli eventi del libro.Ecco perché lui stesso ha scritto parte della vicenda e dei personaggi, come l'antagonista Ray (Aaron Taylor-Johnson) come riflesso della parte di se stesso che secondo lei gli mancava. E che probabilmente ancora gli manca.
La vendetta si consuma freddissima, inesorabile, ipnotica: una vera e propria inception nella testa di Susan, che alla fine capitola e subisce il vuoto della sua condanna.Edward è forse riuscito a diventare quello che voleva (che entrambi volevano) proprio mentre il mondo di lei, costruito su basi d'argilla, si sta sgretolando.