La carriera di blogger, soprattutto se portata avanti con coerenza e continuità, non può che essere l’anticamera dell’esperienza letteraria.

Un blog ci “mette in riga”, ci fa capire se siamo disposti a investire tempo e creatività in un’opera a lungo termine e spesso senza riscontro immediato.

D’altro canto, permette all’autore di costruirsi una identità precisa, di trovare uno stile, di iniziare a coltivare un rapporto speciale con i suoi lettori, per trasformarli poi in fan e sostenitori dei propri futuri libri.
[Leggi “Trova i tuoi lettori con il personal branding”]

Nel caso di Marta, l’esperienza personale lunga dieci anni su diariodiunasnob.com non poteva che sfociare in un romanzo, “Grande Era Onirica” (Minimum Fax) che racconta, attraverso i suoi occhi, la storia di una generazione che ha più domande (e problemi) che risposte.

L’ho incontrata durante una delle presentazioni del suo tour nelle librerie, ed ecco quello che ci siamo detti su blogging, scrittura e… ansia.

 

Dal blog al romanzo: come hai fatto il grande salto?

Ero al salone libro di Torino e sono entrata in contatto con uno degli editor della casa editrice Minimux Fax, che ha letto alcuni pezzi del mio blog.

Mi ha chiesto di scrivere qualcosa di più lungo, ci ho provato, e nel giro di pochi mesi è venuta fuori la prima stesura di “Grande Era Onirica”.

Il libro è stato presentato in casa editrice, è piaciuto, e si è continuato a lavorare sull’editing e sulla seconda stesura.

In parte è stata una casualità fortunata, in parte una cosa necessaria per me, perché comunque il mezzo-blog non era più quello che mi si addiceva, mi trovavo più a mio agio a scrivere davanti a quel tipo di pubblico.

Il romanzo è nato in maniera piuttosto naturale perché c’era un bisogno, a livello letterario, di realizzare quest’opera.

 

Tu hai una carriera di blogger di quasi dieci anni, quindi questa opera letteraria non è nata dall’oggi al domani…

Assolutamente no! La particolarità del blog è che è nato nel 2011, al confine tra quelli che erano i vecchi “personal blog” e quelli che sono i “nuovi blog”, con target più specifico, con categorie come Fashion, Lifestyle eccetera.

Nonostante io sia chiamata “fashion blogger” di fashion c’è ben poco: ho iniziato con un diario on-line, come i vecchi blog del 2005/2006 e pian piano ho trovato un pubblico molto ampio, quindi è diventato per così dire “mainstream”.

Adesso scrivo poco perché il libro mi ha tenuto molto occupata, ma rimane un prodotto particolare e “strano” rispetto al classico blog femminile.

 

Scrivere per il web e scrivere un romanzo non è certo la stessa cosa: come hai vissuto questo passaggio?

È stato un passaggio naturale, ho studiato Lettere e ho comunque una certa competenza con la forma-romanzo.

La scrittura di un libro è completamente differente dal tenere un blog, ma non ho trovato difficoltà: la stesura ha avuto un tempo ragionevole, c’è stata forse un po’ di difficoltà iniziale nel trovare la struttura esatta.

Il libro si sviluppa su vari piani temporali e poteva essere un po’ difficoltoso per un lettore seguirlo, quindi anche grazie al lavoro con la casa editrice abbiamo “dato un senso”, una soluzione che mantenesse lo stile che volevo, rendendolo fruibile al pubblico.

 

Grande Era Onirica è un romanzo di formazione, o de-formazione, se vogliamo. Vuoi parlarci della trama?

marta zura puntaroli Grande Era Onirica è un titolo che dice tutto pur non dicendo niente: la protagonista, Marta, si chiama come me ma non coincide totalmente con me.

Le sue grandi ere oniriche sono momenti che attraversa, periodi in cui sogni sono simili, e che sono determinati dalle sostanze che ingerisce, attraverso soprattutto la sua terapia farmacologica per superare la depressione.

È un libro che racconta di qualcuno che cerca amore e accettazione e non riesce a trovarlo.

 

L’ansia è un concetto che torna spesso nel libro, e diciamo pure nella vita della nostra generazione, in generale…

Sì! Siamo stati cresciuti da una generazione che aveva delle certezze, ma siamo una generazione che non ha certezze.

Le pretese dei nostri genitori erano o sono rimaste le stesse: ci troviamo applicare gli insegnamenti che ci hanno dato in un contesto completamente diverso.

Banalmente, il genitore che ancora spera tu trovi il “posto fisso”, quando il posto fisso ormai è una pura utopia, come fa a non metterti addosso ansia?

 

Chiudiamo con una call-to-action: chi dovrebbe leggere il tuo libro?

Uso le parole che hanno speso altri: è un libro che parla alla nostra generazione, che parla di cose che viviamo, soprattutto a una certa categoria di trentenni che si trovano ad affrontare questo tipo di ansie e problemi e non sanno come gestirli.

Tornando a me, devo dire che se c’è uno scopo “politico” nell’intero romanzo, è affermare che che in caso di una depressione o di un problema psichiatrico bisogna chiedere aiuto e farsi curare.

So che un romanzo non deve mai “portare una lezione”, che dovrebbe essere un oggetto artistico e valere per quello.

Molte persone che hanno letto il romanzo, però, ci hanno ritrovato la loro storia. Ho cercato di  abbattere il “tabù degli psicofarmaci”: la protagonista, nonostante non sia facile, affronta la situazione e riesca a salvarsi.