Una delle domande più gettonate del web è: come faccio a posizionarmi con i miei contenuti fra i primi risultati dei motori di ricerca?

Sono stati scritti libri, esistono teorie e pratiche di ogni tipo, si trovano corsi più o meno avanzati: quello che devi sapere per partire con una base giusta, cercherò di riassumerlo in questo articolo.

In un articolo precedente ho parlato di come farsi conoscere attraverso il blog e promuovere la propria attività. Ma ciò che non ti ho detto è come agire per far apparire il tuo blog fra i primi risultati di ricerca.

Ogni giorno, tutti noi ci rivolgiamo a Google o altri motori di ricerca per soddisfare le nostre esigenze, desideri e curiosità.

Ogni giorno, vengono effettuate milioni di ricerche e chi ne giova sono coloro che si trovano nelle prime posizioni tra i risultati. Quante volte sei andato sulla seconda pagina di Google dopo una ricerca? Ecco.

Come si fa ad ottenere la pole position sui motori di ricerca?

Ne ho già parlato in breve sul mio canale Telegram “Web, Social e Cultura”, dove ogni mattina aggiorno gli iscritti sulle ultime novità del web e suggerisco loro qualche tecnica per migliorare i propri profili social e blog.

 

Posizionarsi sui motori di ricerca: Keyword o Search Query?

Solitamente, nel linguaggio comune, commettiamo l’errore di utilizzare i due termini Keyword e Query come se fossero sinonimi.

In realtà presentano una differenza sostanziale, utile proprio per chi lavora con un blog. Le keyword non rappresentano altro che una “sintesi” delle query.

Mi spiego meglio: quando cerchiamo qualcosa su Google, andiamo a formulare una domanda o una frase per esteso, affinché vengano selezionati solamente i risultati che possano soddisfare i nostri bisogni e non tutti quelli legati al concetto “madre” della nostra ricerca.

La stringa di parole che digitiamo è la Query, mentre il concetto madre legato ad essa è la keyword.

KEYWORDS E SEARCH QUERIES

Le Keyword

Tutti noi blogger aspiriamo alla vetta dei risultati di ricerca.

Minuziosamente, scegliamo la keyword più opportuna per il nostro articolo e andiamo a lavorarci su per fare SEO, ovvero ottimizzare l’articolo per i motori di ricerca.

Ma quali sono i tipi di keywords che devi conoscere?

E quali strumenti puoi utilizzare per scoprire la keyword difficulty (ovvero con quanta difficoltà potrai posizionarti con la keyword scelta fra la concorrenza)?

Le keyword Middle Tail

Sono semplicemente le parole chiave di media lunghezza, composte da 2/3 parole.

Si rivolgono a un target abbastanza ampio e portano ad un numero maggiore di risultati, sicuramente più generici.

Nel nostro caso, riportato nell’immagine di sopra, la keyword middle tail è “elezioni 2018”.

Le Long Tail Keyword: intercettare bisogni per essere tra i primi risultati

Sono parole chiave un po’ più lunghe e articolate.

Si riferiscono a un target ben preciso e portano a minori risultati di ricerca in termini di numeri, ma qualitativamente più precisi.

Ad esempio, una long tail keyword potrebbe essere “elezioni 2018 in Toscana”.

Long Tail Keyword

 

Trovare intenti di ricerca: Strumenti per la Keyword difficulty

Per scoprire quale keyword scegliere per il tuo testo, è opportuno verificare anche quanti risultati sono legati alla parola chiave.

Un modo veloce pratico per controllare ce lo fornisce direttamente Google: basta inserire, nella barra di ricerca, la parola chiave preceduta da 3 termini specifici con diverse funzioni: allintitle; allintext; allinurl.

Prendiamo ancora il nostro esempio riferito alle elezioni 2018. Per scoprire quante pagine parlano già di questo argomento, digiterò all’interno della barra di ricerca le seguenti parole in grassetto.

· allintitle: elezioni 2018  (viene mostrato il numero di pagine che contengono la tua parola chiave nel titolo)

· allintext: elezioni 2018 (viene mostrato il numero di pagine che contengono la tua parola chiave nel testo)

· allinurl: elezioni 2018  (viene mostrato il numero di pagine che contengono la tua parola chiave nell’url)

Search Query

Anche le query svolgono un ruolo fondamentale per il posizionamento del nostro articolo.

Ogni volta che scrivi un pezzo e stai cercando di ottimizzarlo, una buona pratica è anche quella di andare a cercare le varie search query più frequenti legate al tuo argomento.

Come si fa?

Anche in questo caso, non è necessario scaricare programmi sul computer, perché Google ci fornisce anche questo strumento.

Prima di tutto, apri una finestra privata, così da azzerare le tue precedenti ricerche e non influenzare il risultato. Digita la tua parola chiave nella barra di ricerca e premio invio.

Adesso, scorri fino in fondo e controlla le ricerche correlate: leggerai subito tutte le query relative a quell’argomento. Un altro strumento molto utile è il sito Answer The Public.

Qui, basta inserire la keyword e “magicamente” si apre una struttura ad albero con tutte le domande più cliccate nel web relative a quella parola.

search queries

A questo punto è più facile capire quali sono gli argomenti che possiamo andare a “collegare” all’interno del nostro articolo in fase di scrittura, per risultare più utili e interessanti, andando al tempo stesso a utilizzare termini di ricerca che ci daranno una mano in ottica di SEO.

 

Conclusioni: come faccio a posizionarmi tra i primi risultati su Google?

La SEO è una disciplina vasta e sfaccettata, una professione sempre più importante e richiesta nel web: per entrare nel giusto mindset ci vuole tempo e può risultare ostica, tanto che sono nati anche strumenti per “farsi aiutare”, ad esempio un plugin come WordLift.

Per iniziare, mettere in pratica le tecniche sopra citate e poi passare magari ad altri strumenti, può essere un modo per realizzare contenuti che avranno vita più facile nell’arrivare alla “cima” tanto ambita di Google & Co.

Ma cosa preferire fra keyword e query?

La verità è che abbiamo bisogno di entrambe. Le keyword sono necessarie e non possiamo farne a meno, bisogna ragionare in un’ottica SEO… senza mai però dimenticare di scrivere in bello stile e non fare “keyword stuffing“, ovvero ripetere mille volte parole chiave rendendo il testo poco scorrevole e quasi fastidioso.

Prima di tutto dobbiamo conoscere il nostro utente, entrare nella sua mente (chiediti: “Cosa scriverebbe sul motore di ricerca per trovare il mio contenuto?”) per capire il modo in cui ragiona, così da riempire al meglio ogni “casellina” richiesta dal SEO. Ed ecco il concetto di query.

Gli utenti cercano su Google secondo tre tipi di intenzioni:

· Informazionali: l’utente vuole informarsi (come si vota alle elezioni 2018)

· Navigazionali: l’utente cerca un sito o una pagina precisa (sito parlamento italiano)

· Transazionali: l’utente ricerca qualcosa per compiere una determinata azione (ultimo libro di Matteo Renzi)

Per capire questi intenti e le ricerche collegate ad essi, è necessario lo studio delle query.

Google, oggi, opera su un livello semantico e non più solamente “macchinoso”: sa leggere e capire la qualità dei nostri testi, riconosce gli errori grammaticali e di sintassi e se un articolo è davvero ricco di informazioni o povero di contenuti.

Il segreto del successo? Non è un segreto: scrivere articoli precisi, dettagliati e utili a chi cerca informazioni online.

Solo così riusciremo a “farci leggere” e magari anche lasciare un segno nella mente dell’utente che può diventare nostro fan.

Proprio quello che dobbiamo fare noi, se vogliamo arrivare tra le prime posizioni dei motori di ricerca, con un giusto equilibrio tra query e keyword, e diventando esperti di SEO copywriting, per scalare la SERP.

E tu che sistemi utilizzi per capire l’intento del tuo lettore?

Scrivimi direttamente QUI o discutiamone insieme nel gruppo Facebook “Web, Social e Cultura”.

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