Rogue One è un Sogno di Plastica

Rogue One mi è piaciuto.

Lo scrivo subito e in modo brutale perché quello che segue potrebbe sembrare un parere negativo.

Invece sono debite riflessioni sorte dopo la visione di un film che mi ha fatto pesare tutti i miei anni.
Quelli anagrafici e quelli da appassionato della Saga di Star Wars.

Rogue One è stato molto atteso da milioni di persone per motivi probabilmente sbagliati: non tanto perché “È un nuovo, eccitante capitolo di Star Wars!” ma più che altro perché “Finalmente si torna a bomba nella Trilogia Originale!”.

E come dar torto a questo ragionamento?
Nel corso degli anni ci hanno sconvolti con i film degli Ewok, scoglionati con un’intera trilogia prequel, titillati con dei cartoon ottimi e spiazzati con Il Risveglio della Forza.

Vista così, la bocca d’aria… stantìa dell’ambientazione pre-Episodio IV (l’originale Guerre Stellari – Una Nuova Speranza) diventa un appuntamento per cui l’entusiasmo è comprensibile e condivisibile.

Si torna a casa! Per davvero!

Non come ci ha raccontato quel vecchio cazzaro di Han Solo giusto per farci andare in sala per Il Risveglio della Forza.

Novità! Qui trovi il podcast speciale di FanstascientifiCast dedicato a Rogue One, dove parlo del film assieme a due esperti come Emanuele Manco e Aldo Fresia.

Rogue One, Nostalgia Canaglia Ribelle

Qual è il sottile confine che divide la nostalgia “buona” da quella che ci acceca e ci rende incapaci di un giudizio di merito?

Chi è più nostalgico, chi considera un capolavoro Rogue One, cioè uno sguardo totale al passato, o chi dopo averlo visto sente la mancanza dell’ennesimo rewatch di Una Nuova Speranza?

rogue one

Intendiamoci: Rogue One è un buon film, con un’ottima regia di Gareth Edwards e il coraggio di andare “oltre” Forza, Jedi e spade laser per mostrare in modo abbastanza chiaro il lato sporco dell’Alleanza Ribelle e le contraddizioni che vive al suo interno.

E con scene di battaglia da antologia, anche se chi (video)gioca a Star Wars Battlefront potrebbe sbadigliare.

L’idea vale però più della sua realizzazione, che ahimè procede quasi sempre su binari ultra-preordinati, lesti, impiegatizi e a volte sbrogliati con scrittura svogliata (Pericolo o scelta difficile? Salta fuori uno che ti salva il culo. Tipo cinque volte in un’ora di film)

Sgombriamo in modo ulteriore il campo. I film di Star Wars si possono giudicare solo in due modi: con gli occhi del fan o del critico oggettivo.
E sono due sistemi completamente diversi e con regole tutte loro.

Per il fan questo film è una gioia: per gli occhi, per il cuore, per il sistema riproduttivo. Ambientazione, riferimenti, citazioni, easter egg, storytelling transmediale che incrocia fumetti, libri, cartoon, videogiochi, film.

Una sboronata colossale e orgasmica.

Per me è difficile scindere le due componenti, ma più che mai Rogue One mi ha messo di fronte ad una scelta. E non potevo sorvolare su cose che gli impediscono di puntare all’eccellenza.

I difetti ahimè risiedono principalmente in quello che dovrebbe essere il punto di forza di un film simile, ovvero il cast dei personaggi.

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Jyn Erso (Felicity Jones) è nient’altro che una eroina “standard” come negli ultimi anni se ne vedono molte al cinema, senza capacità di appassionare e/o molle propulsive che vadano oltre la figura paterna.

La sua svolta pasionaria per la Ribellione pare quasi gratuita, e comunque mossa dall’intento di riabilitazione dell’immagine del genitore. Niente di più, niente di meno.

Gli altri, a parte il logorroico droide K-2SO che è una deliziosa versione imperiale e in scala ridotta del robot di Laputa di Miyazaki, sono definiti solo e soltanto da una caratteristica o un oggetto.

Li ricorderemo come “Quello cieco” (Donnie Yen, comunque il migliore), “Quello con la mitraglia”, “Wannabe Han Solo tormentato”, “Chi è quello lì? Ah, il pilota scemo”.

Poi ci sono i “carne da cannone” che saltano fuori nell’ultima mezz’ora e osano anche avere dei nomi propri.

Prendi i soldi e decolla

Star Wars è sempre stata una grande macchina di merchandising, il Santo Graal del commercio legato al cinema.

Tanto è vero che l’amato-odiato creatore ed ex padre padrone, George Lucas ha notoriamente costruito la sua fortuna sulla vendita di action figures, memorabilia e via dicendo prima ancora che con la prosecuzione dell’opera filmica, che dopo un secondo capitolo clamoroso (l’adorato L’Impero Colpisce Ancora) ha preso una deriva sempre più infantile.

Con l’acquisizione di Lucasfilm da parte di Disney, è partita più che mai l’operazione “caccia alle nuove generazioni” con strizzatina d’occhio al vecchio fandom.

Prima scontentato in larga parte da Episodio VII, Il Risveglio della Forza.

Adesso, protagonista assoluto di un “Come Eravamo” pensato apposta per loro e dunque osannato manco fosse la reincarnazione cinematografica di Una Nuova Speranza dell’anno domini 1977.

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Proseguire con nuove storie guardando ai bambini e affiancare prodotti destinati ai vecchi bambinoni: se non fosse un piano produttivo inattaccabile, potremmo dire che è il frutto di una mente diabolica.

Ma ehi, stiamo parlando di Disney, l’Impero Galattico del divertimento che sta pure per aprire l’immancabile parco a tema!

Dacci oggi il nostro Star Wars annuale.

E se Star Wars fosse soltanto una bella favola?

“Tanto tempo fa, in una Galassia lontana, lontana…”

La chiave per decifrare Star Wars è tutta qui. Nelle poche parole che introducono ogni capitolo.

Perfino Rogue One, che per fare l’hipster decide poi di fare a meno dei successivi e canonici titoli a scorrimento.

Star Wars, il primo, ovvero Una Nuova Speranza, era nient’altro che una favola fantascientifica.

L’eroe, il vecchio saggio, le spalle comiche, gli outsider, il cavaliere nero, il castello da conquistare e la principessa da salvare… tutti gli elementi fondanti del Mito avevano il loro ruolo, reinventato in salsa sci-fi e postmoderna.

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Le righe introduttive ci buttavano in mezzo all’azione: chi se ne frega di chi ha rubato i piani della Morte Nera e di come l’ha fatto? Importa il fine, non il mezzo.

Questa deriva tutta odierna del voler rendere “plausibile” una saga di film con esplosioni e fiamme nello spazio, astronavi pilotate come biplani della Prima Guerra Mondiale e spade laser (con duelli più coreografati che ferini, peraltro) sta sfuggendo di mano a qualcuno.

Spesso si dice a chi avanza critiche “e piantala di rompere, si torna bambini e ci si diverte in sala”, ma il presupposto da cui si parte è quanto di meno fanciullesco (e forse più involuto) ci sia in narrativa: le spiegazioni non necessarie.

Alla fin fine Rogue One si configura, clamorosamente, come il primo film Disney da 200 milioni di dollari con un soggetto che potrebbe essere uscito da una battuta di due righe di un film di Kevin Smith.

A quando un film sul complotto che rende gli Stormtrooper vittime di armature che sembrano fatte di carta velina a ogni colpo di blaster, mentre altri personaggi in t-shirt vengono colpiti dai laser e non battono ciglio?

Dobbiamo parlare di Darth Vader

Ho goduto. Sì, ho goduto a vedere di nuovo Darth Vader per quei 10 minuti di screen time tutto fascino (e Lato) oscuro, spada laser, respiro pesante e carisma terrificante.

Vader si conferma icona assoluta di Star Wars, impermeabile allo scorrere tempo, resistente agli urti delle revisioni, ieratico come un samurai e carismatico come… come solo Darth Vader sa essere!

In effetti ci piace così, cazzuto e affettatutti. Molto meno pupetto prodigio o adolescente ormonale o ometto con evidenti problemi di gestione della rabbia.

rogue one Quindi tutto ok con Vader?
Beh, forse qualche robetta passata sotto il naso degli spettatori, in questi anni, potrebbe aver incrinato un po’ la stima nei suoi confronti.

Tipo i prequel. Lo so, i prequel sono un unico, gigantesco problema.

Nonostante nascano dalla mente di papà Lucas e, in fondo, siano stati coraggiosi nello sfidare le aspettative dei fan e – in parte – disattenderle per portare avanti una propria idea di cinema e narrazione.

Star Wars ci ha dolorosamente insegnato, se mai ce ne fosse bisogno, che non bisogna MAI andare a toccare un passato dipinto come mitologico.

Se mi fai vedere una leggenda, la sua dimensione leggendaria svanisce e tutto ciò che rimane è la misera realtà. I miei ricordi vengono corrotti.

In Star Wars, come nell’epica del West, “se la leggenda incontra la realtà, vince la leggenda”(cit.)

Beh, il fatto che Darth Vader abbia “dentro di sé” l’insopportabile bimbominkia Anakin Skywaker che Lucas ci ha irrimediabilmente inceptionato nel cervello, lo rende non più un minaccioso malvagio, ma un ex bimbominkia imbronciato verso il mondo e plagiato da un Imperatore ben più intelligente, furbo e cattivo di lui.

Un po’ schizofrenico dimenticarsi questo solo perché lo vediamo adesso affettare una decine di poveri smidollati in un corridoio o (ri)fare il giochetto del Force choke.

E poi c’è chi dice che Kylo Ren non sarebbe un suo degno discendente!

 

Scegli la vita, scegli la Saga, scegli uno Star Wars

Star Wars è come una droga della quale siamo stati privati troppo presto e per troppo tempo.

Adesso è tornata in circolazione manco la Disney fosse Pablo Escobar, ma la roba risente del tempo e chi la prova oggi magari non capisce perché ci sballasse tanto.

Abbiamo cercato per anni di farci sostanze sostitutive, che vanno dall’accettabile al pessimo e ce le siamo provate tutte (giochi di ruolo, fumetti, videogame, libri, fanfiction, serie animate) per vedere che effetto facevano.

Adesso, per alcuni, siamo nell’Eldorado. E come dar torto a chi la pensa così?

Non c’è mai stato così tanto Star Wars in giro, e checché se ne dica (me compreso) di così grande qualità.

Episodio VII riapre il futuro, Rogue One sollazza invece col passato, pur senza smuovere nulla e senza osare.

Un compito ben svolto, quasi figlio di pratiche da sbrigare per conquistare una parte di “elettorato” finora scontento.

I prossimi capitoli (VIII e IX) ci porteranno chissà dove con i nuovi protagonisti, mentre all’orizzonte ci sono i film con un grande futuro alle spalle, sul giovane Han Solo e sul cultissimo bounty hunter Boba Fett…

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Per il fan c’è di che sballarsi, per chi vuole spararsi della sci-fi fantasy di buon livello c’è l’imbarazzo della scelta.

Nuovi adepti e nostalgici uniti nella Forza, ad ognuno il suo prodotto come il targeting di mamma Disney insegna dalla notte dei tempi.

Rogue One è un sogno di plastica, un prodotto figlio e vittima delle produzioni di alto livello di questa epoca in cui non si vuole (ancor prima di non poter) sbagliare. Per cui si va sul sicuro e raramente si devìa dallo schema.

Tutto è calcolato, e non è necessariamente un male, lontani ormai dai talenti registici della New Hollywood e invischiati in uno studio-system sempre più pavido.

Rogue One è una felice quadratura di un cerchio che ha al suo interno tutti gli elementi della “comfort zone” starwarsiana.

“La Forza è con me e io sono tutt’uno con la Forza”

Questo articolo è stato riveduto e aggiornato grazie alle vivaci e interessanti discussioni social con Alberto Macaluso, Simone Guidi, Luca Bonuccelli, Francesco Bellu, Alessandro Ceccarelli, Davide Simoncini, Andrea Lucca.
Che la Forza sia con voi!

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