Una Poltrona per Due: Fottiti, Politicamente Corretto!

Che Natale sarebbe, senza Una Poltrona per Due?

Per l’ennesima volta Italia 1 ci delizia con la trasmissione della commedia di culto diretta nel 1983 da John Landis. Una tradizione glorificata anche da Pagina Facebook gettonatissime come questa.

Per l’ennesima volta siamo pronti a ridere come matti alle gag che conosciamo a memoria.

una poltrona per due

Proprio perché conosciamo Una Poltrona Per Due come le nostre tasche, però, ci sono cose che magari ci sfuggono.

Una commedia che ci appare come natalizia e un po’ satirica si dimostra ben più acida e scorretta della solita riproposizione della favoletta “Il Ricco e il Povero”, toccando vertici forse impensabili.

Per non parlare di alcune scelte di sceneggiatura assai discutibili.

Ehi, io considero Una Poltrona Per Due una delle migliori commedie mai realizzate, un film-cardine degli anni ’80 e lo vedo ogni volta che passa in tv. Chiaro?

Perché, al di là del periodo in cui è ambientato, Una Poltrona Per Due è perfetto per il Natale?

Beh, intanto dimostra che i miracoli esistono.

Ma quello che Una Poltrona Per Due, o per meglio dire Trading Places, ha fatto per noi non è soltanto farci ridere un sacco: ci regala perle di politicamente scorretto ad ogni livello.

Un modo di raccontare che forse nessuno si sogna più.

Oggi ci farebbe ancora ridere (anzi, diciamo pure: sarebbe ancora possibile) vedere un uomo di colore maltrattato in via pregiudiziale e con decine di pistole puntate in faccia?

Dopo tutto quello che è successo negli ultimi tempi? Uhm.

una poltrona per due

Eccoci al punto: gli anni Ottanta hanno visto le tensioni razziali al cinema inserirsi di prepotenza, e Eddie Murphy essere il comico-icona che ha infranto le barriere e sbancato i botteghini.

Moltissimi si sono battuti “per la causa” prima di lui sui palchi della stand-up comedy, alla tv (SNL insegna) e al cinema, ma Murphy è stato la punta di diamante.

E quando Una Poltrona Per Due non perde occasioni ricordarci che Billy Ray Valentine non solo è povero, ma è anche “negro”, la risata è ricoperta da un po’ di disagio. Acida.

A Billy Ray non basta dimostrarsi sveglio, leale e capace di far soldi. Anche se rappresenta una soddisfacente “scommessa vinta” per i miliardari e classisti fratelli Duke, non sarà liquidato che con un “Do you really believe I would have a nigger run our family business?

Che l’adattamento italiano rende ancora più volgare e imbarazzante:

“E tu credi veramente che io terrei uno sporco negro a dirigere gli affari della nostra famiglia?”

Ma dopotutto siamo nei primi ruggenti anni Ottanta, e il giudizio arriva da due uomini d’affari lup. man. figl. di put. galattici, per dirla alla Fantozzi.

una poltrona per due

Certo neppure lo snob Louis (Dan Aykroyd) perde occasione per sostenere, appena sveglio da quello che pensa sia un incubo (e invece è la vita):

“Ero povero e nessuno mi voleva bene. Avevo perso il lavoro, avevo perso la casa. Penelope mi odiava. Tutto questo per via di un terribile e orrendo negro!”

C’è bisogno che mi metta a sottolineare quanto sia di stringente attualità anche dalle nostre parti una battuta del genere, o mi capisci al volo?

Proprio Louis che, non dimentichiamolo, sarà pure il protagonista ma è anche un fastidioso yuppie egoista, viziato e gretto, totalmente detestabile e senza alcun aspetto che ce lo faccia piacere.

Sarà per questo che, quando il film “natalizio” non si fa alcuno scrupolo e alla faccia del buonismo gli fa tentare il suicidio con una pistola (che si rivela scarica) ci ridiamo sopra?

una poltrona per due

Oh, inciso: per quelli che adesso si esaltano con Deadpool ma non hanno voglia di tornare indietro fino a Godard, qui ci sono dei momenti di “rottura della quarta parete” niente male.

Vedi Loius quando il cane gli piscia addosso o Billy Ray alle spiegazioni sul segreto del successo dei Duke.

“Baciami, povero” e Sindrome di Puffetta

È un film che nessuno penserebbe mai di tacciare di sessismo, anche se la splendida Jamie Lee Curtis non fa altro che recitare la parte dalla prostituta dal cuore d’oro.

O come direbbero più prosaicamente gli americani, lo stereotipo della “tart with a heart”.

una poltrona per due

La sua Ophelia è deliziosa ma puramente ornamentale: unica donna in un mondo di uomini, è pure una sex worker! Ma nessuno si sognerebbe di lamentarsi per questo.

Sarà che nonostante il poco spazio di manovra, la Curtis tiene testa ai due mattatori e regala carattere al suo personaggio.

Erano tempi in cui, nonostante non mancassero le femministe e le loro sacrosante battaglie, nessuno sentiva il bisogno di pellicole che ruotassero esclusivamente attorno a delle eroine.

La “sindrome di Puffetta”, film con cast maschile e una sola donna, non era uno scandalo ma una regola e ci ha regalato opere memorabili e per niente disprezzabili, no?

Un po’ di Pecoreccio

Che pensare poi del fatto che lo scagnozzo dei Duke, il rude Paul Gleason, alla fine viene sodomizzato da un Gorilla? Dove sono gli animalisti quando servono?

Roba da cinepanettone Boldi-De Sica (o, beh, Ace Ventura Missione Africa: citazione?)

una poltrona per due

In ultimo, ben prima del progetto cinematografico Marvel-Disney, ha gettato le basi di un universo interconnesso.

Sempre diretto da John Landis (quindi un Landis cinematic universe?), cinque anni dopo vediamo ne “Il Principe Cerca Moglie” (Coming To America, 1988) che i due malvagi Duke sono ancora ridotti in miseria e vivono come barboni.

Insomma, non soltanto il lieto fine per Louis e Billy Ray, ma anche la certezza, per una volta, che i criminali (e immorali) ricchi la possono pagare cara e continuare a pagarla per il resto della vita.

Ok, lo so, è una mera illusione di Natale, ma che vuoi farci?

È lo spirito di “Una Poltrona Per Due”.
E la mia poltrona è già pronta per accogliermi con i popcorn per l’ennesima, esaltante visione.

Qui sotto, la versione video del mio commento al film.
Se ti piace, iscriviti al canale YouTube 🙂

Add Comment