Ok, lo so che leggendo il titolo qualcuno ha canticchiato “Insieme a Te non ci sto più” di Caterina Caselli.

In effetti, quella strofa della canzone è semplicemente fantastica.

La morte è un argomento che molti di noi preferiscono evitare.

È un pensiero scomodo, un memento mori che ci ricorda la nostra mortalità.

Ma cosa succederebbe se, invece di evitarlo, lo affrontassimo?

Cosa succederebbe se contemplare la nostra fine potesse effettivamente renderci più felici, più vivi?

Ripenso spesso a uno dei migliori libri che io abbia mai letto, nato dalla drammatica esperienza di Randy Pausch, un professore di informatica alla Carnegie Mellon University.

Quando gli è stato diagnosticato un cancro al pancreas terminale, non si è lasciato abbattere.

Al contrario, ha tenuto la sua “ultima lezione”, un discorso pieno di energia, gioia e amore per la vita.

Nonostante la sua imminente morte, Pausch ha celebrato la vita con un entusiasmo contagioso.

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L’ultima lezione. La vita spiegata da un uomo che muore
Con coraggio e ironia, Pausch ripercorre le tappe della sua esperienza partendo dalla lista dei desideri di quando aveva otto anni, e mentre racconta il destino (e l’importanza) di quei sogni, il suo discorso di congedo si trasforma nella testimonianza straordinaria di una vita resa unica dall’intensità con la quale è stata vissuta.

Questo non vuol dire che dobbiamo tutti diventare professori di un certo livello o ricevere una diagnosi terminale per apprezzare la vita.

Ma ciò che possiamo fare è imparare da Pausch e da altri come lui che hanno affrontato la morte con coraggio e determinazione.

La maggior parte delle persone trova difficile pensare alla morte.

È un pensiero scomodo, spaventoso.

Ma evitare di pensare alla morte può effettivamente limitare la nostra felicità.

Le persone che esprimono più rimpianti tendono ad essere quelle che hanno rimandato attività profonde che danno significato alla loro vita.

Queste possono includere portare fino in fondo una passione, apprezzare la bellezza o trascorrere più tempo con i propri cari.

Pensare alla morte può cambiare le decisioni che prendiamo su come utilizzare le nostre risorse.

Ad esempio, potremmo chiederci quante altre volte potremmo trascorrere feste come Natale e Pasqua con i nostri genitori.

Questo pensiero può influenzare decisioni importanti come dove scegliere di vivere e lavorare.

Infine, potremmo fare della contemplazione della morte una routine regolare nella nostra vita.

Questo può sembrare innaturale all’inizio, ma con il tempo può diventare meno strano.

E, sorprendentemente, può portare (scientificamente provato!) a un maggiore senso di positività ed energia.

La morte è inevitabile.

Ma non dobbiamo temerla.

Al contrario, possiamo usarla come un promemoria per vivere la nostra vita al massimo.

Possiamo usare la consapevolezza della nostra mortalità come un incentivo per fare scelte che ci rendano veramente felici.

Oppure, scrivimi un messaggio (rispondo sempre!)

Giacomo Lucarini
Giacomo Lucarini

Sono un lettore compulsivo, amo il cinema d’autore e la musica lo-fi. Di professione Life Coach e Digital Strategist, due carriere nate dalle passioni della mia vita e tanta esperienza sul campo. Se senti di avere bisogno di una mano per migliorare la tua vita, sei nel posto giusto!

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