','

' ); } ?>

Di sfondi belli per il telefono non ce ne sono mai abbastanza: mi piace averne una collezione, sempre a portata di… schermo.

Amo l’arte e per moltissimo tempo il mio sfondo dello smartphone è stata la Grande Onda di Kanagawa del pittore giapponese Katsushika Hokusai.

Nel giorno in cui scrivo però, ricorre l’anniversario della nascita di Edward Hopper, uno dei più importanti e celebrati pittori realisti americani.

Le sue opere sono state omaggiate da intellettuali, scrittori, registi, illustratori di ogni nazionalità.

Non solo il leggendario “Nighthawks” naturalmente: le sue opere sono una rappresentazione delicata e al tempo stesso spietata della solitudine e dell’alienazione che la modernità porta con sè.

Sfondi per il Telefono di Edward Hopper: scaricali qui

Ho pensato che potesse farti piacere trovare degli sfondi già pronti per essere scaricati sul telefono e utilizzati con un clic: sono andato in giro a raccoglierne alcuni, ma da buon smanettone ne preparerò io stesso alcuni nei prossimi tempi.

Vorrei che ci fosse più arte nel mondo, e anche nel palmo della nostra mani. L’idea di sfondi per il telefono che raccolgono alcune delle opere più iconiche della storia mi piace. Ma adesso pensiamo a Hopper!

Vuoi questi sfondi in formato già ottimizzato?

TI basta cliccare qui sotto per accedere alla cartella di Google Drive che ho preparato per te (man mano penso che la aggiornerò)

Chi era Edward Hopper, biografia dell’artista

Nato nel 1882, Edward Hopper si è formato come illustratore e ha dedicato gran parte della sua prima carriera alla pubblicità e alle incisioni. Influenzato dalla Ashcan School e prendendo la residenza a New York City, Hopper inizia a dipingere i luoghi comuni della vita urbana con figure fisse e anonime e composizioni che evocano un senso di solitudine. Tra le sue opere più famose ricordiamo House by the Railroad (1925), Automat (1927) e gli iconici Nighthawks (1942). Hopper è morto nel 1967.

Nel 1905 Hopper trova lavoro come illustratore per un’agenzia pubblicitaria. Sebbene trovasse l’opera creativamente soffocante e insoddisfacente, sarebbe stato il mezzo principale con cui si sarebbe sostenuto continuando a creare la propria arte. Nel 1906, 1909 e 1910 poté anche fare diversi viaggi all’estero, a Parigi, nel 1906, 1909 e 1910, e in Spagna nel 1910: esperienze che si rivelarono fondamentali per la formazione del suo stile personale.

LEGGI ANCHE:
L'Approdo: Un Libro Senza Parole può Essere un Capolavoro?

Nonostante la crescente popolarità di movimenti astratti come il cubismo e il fauvismo in Europa, Hopper fu preso soprattutto dalle opere degli impressionisti, in particolare da quelle di Claude Monet e Edouard Manet, il cui uso della luce avrebbe avuto un’influenza duratura sull’arte di Hopper. Tra le opere di questo periodo ricordiamo il Ponte di Parigi (1906), il Louvre e lo sbarco delle barche (1907) e l’Interno estivo (1909).

Tornato negli Stati Uniti, Hopper tornò alla sua carriera di illustratore, ma iniziò anche ad esporre la propria arte. Nel 1910 partecipa all’Esposizione degli Artisti Indipendenti e all’Armory Show internazionale del 1913, durante la quale vende il suo primo quadro, Sailing (1911), esposto accanto alle opere di Paul Gaugin, Henri de Toulouse-Lautrec, Paul Cézanne, Edgar Degas e molti altri.

Lo stesso anno Hopper si trasferisce in un appartamento a Washington Square nel Greenwich Village di New York, dove vivrà e lavorerà per la maggior parte della sua vita.

Intorno a questo periodo, lo scultoreo Hopper (era alto un metro e ottanta) iniziò a fare regolari viaggi estivi nel New England, i cui pittoreschi paesaggi fornivano ampi soggetti per i suoi dipinti influenzati dall’impressionismo. Ne sono un esempio Squam Light (1912) e Road in Maine (1914). Ma nonostante una fiorente carriera di illustratore, durante gli anni Dieci del XIX secolo Hopper faticò a trovare un reale interesse per la propria arte.

Tuttavia, con l’arrivo del nuovo decennio si verificò un’inversione di tendenza. Nel 1920, all’età di 37 anni, Hopper ricevette la sua prima mostra personale, tenutasi al Whitney Studio Club e organizzata dalla collezionista d’arte e mecenate Gertrude Vanderbilt Whitney. La collezione comprendeva soprattutto dipinti di Hopper su Parigi.

LEGGI ANCHE:
7 Regali Perfetti per i Fan di Stranger Things

Tre anni dopo, mentre trascorreva l’estate nel Massachusetts, Hopper si riappacificò con Josephine Nivison, una sua ex compagna di classe che a sua volta era una pittrice di discreto successo.

I due si sposarono nel 1924 e divennero presto inseparabili, spesso lavorando insieme e influenzando i rispettivi stili. Josephine insisteva inoltre gelosamente nel voler essere l’unica modella per i futuri dipinti femminili, e da quel momento in poi abitò gran parte del lavoro di Hopper.

Josephine è stata determinante nel passaggio di Hopper dagli oli agli acquerelli e ha condiviso con lui i suoi legami con il mondo dell’arte. Questi legami portarono presto a una mostra personale per Hopper alla Rehn Gallery, durante la quale furono venduti tutti i suoi acquerelli. Il successo della mostra permise a Hopper di abbandonare definitivamente il suo lavoro di illustrazione e segnò l’inizio di un’associazione che durò tutta la vita tra Hopper e la Rehn.

Finalmente in grado di sostenersi con la sua arte, nella seconda metà della sua vita Hopper ha realizzato il suo lavoro più grande e duraturo, dipingendo fianco a fianco con Josephine nel loro studio di Washington Square o durante uno dei loro frequenti viaggi nel New England o all’estero.

Le sue opere di questo periodo indicano spesso la loro collocazione, sia che si tratti dell’immagine tranquilla del faro di Cape Elizabeth, nel Maine, nel suo The Lighthouse at Two Lights (1929) o della donna sola seduta nel suo New York City Automat (1927), che espone per la prima volta alla sua seconda mostra al Rehn. Alla mostra vendette così tanti dipinti che non riuscì ad esporre per qualche tempo, fino a quando non ebbe prodotto abbastanza opere nuove.

Un’altra opera degna di nota di quest’epoca è il dipinto del 1925 di un palazzo vittoriano accanto a un binario ferroviario intitolato House by the Railroad, che nel 1930 fu il primo dipinto acquisito dal neonato Museum of Modern Art di New York. A ulteriore testimonianza della stima di cui godeva il museo, tre anni dopo gli fu dedicata una retrospettiva personale.

LEGGI ANCHE:
Austin Kleon, sempre il solito: recensione del libro "Tieni Duro"

Ma nonostante questo travolgente successo, alcune delle opere più belle di Hopper dovevano ancora arrivare. Nel 1939 completò il New York Movie, che ritrae un giovane usciere in piedi da solo in un atrio di teatro, perso nei pensieri.

Nel gennaio 1942 completò quello che è il suo dipinto più noto, Nighthawks, con tre avventori e un cameriere seduti in una tavola calda illuminata in una strada tranquilla e vuota. Con la sua composizione cruda, l’uso magistrale della luce e la misteriosa qualità narrativa, Nighthawks è probabilmente l’opera più rappresentativa di Hopper. È stata acquistata quasi immediatamente dall’Art Institute di Chicago, dove è rimasta esposta fino ad oggi.

Con l’ascesa dell’espressionismo astratto verso la metà del XX secolo, la popolarità di Hopper è diminuita. Nonostante ciò, ha continuato a creare lavori di qualità e a ricevere il plauso della critica. Nel 1950 fu premiato con una retrospettiva al Whitney Museum of American Art e nel 1952 fu scelto per rappresentare gli Stati Uniti all’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.

Diversi anni dopo fu il soggetto di una storia di copertina della rivista Time, e nel 1961 Jacqueline Kennedy scelse la sua opera House of Squam Light, Cape Ann, per essere esposta alla Casa Bianca.

Anche se la sua salute progressivamente compromessa ha rallentato la produttività di Hopper in questo periodo, opere come Hotel Window (1955), New York Office (1963) e Sun in an Empty Room (1963) mostrano tutti i suoi temi caratteristici, i suoi stati d’animo e la sua capacità di trasmettere quiete.

Morì il 15 maggio 1967, nella sua casa di Washington Square a New York all’età di 84 anni, e fu sepolto nella sua città natale, Nyack. Josephine morì meno di un anno dopo e lasciò in eredità sia il suo lavoro che il suo al Whitney Museum.

optin newsletter giacomo lucarini 2019

La mia lista contatti è preziosa e ci tengo molto: ti prometto cose interessanti e MAI spam o altre sciocchezze.

Ti sei iscritto! Grande: adesso controlla la tua casella email per confermare. Presto riceverai i tuoi primi contenuti esclusivi :)

Pin It on Pinterest