Seleziona una pagina

Fare la vittima fa stare male?

Suona paradossale, ma è molto probabile che sia così.

L’idea di stare male spesso è in grado di accentuare la condizione negativa nella quale si vive.

Insomma, se pensi che il mondo ti stia opprimendo o che congiuri contro di te, probabilmente ti stai autosabotando e causando solo problemi.

Questo non significa non avere diritto a giornate negative o lamentarsi.

Tutti hanno dei momenti di sconforto: è però importante reagire e superare le difficoltà grazie ad una mentalità vincente.

Questo atteggiamento rischia di influenzare negativamente la tua prospettiva, boicottando te stesso più di quanto lo facciano agenti esterni.

In questo articolo ti parlerò del vittimismo, dei danni che è in grado di apportare alla tua vita e di come uscirne, per riportarti a vedere il mondo in un’ottica positiva.

Cosa significa fare la vittima

Prima di tutto comprendiamo il significato profondo.

La vera vittima è il soggetto innocente di patimenti, sacrifici, associata, nell’immaginario comune, alla figura del martire.

Ecco, questa posizione di martirio viene assunta, in senso metaforico, da colui che si sente oppresso, osteggiato e perseguitato dal mondo esterno e dalle azioni altrui.

Gli aspetti principali sono quindi due: l’innocenza e la sofferenza.

In questo modo, chi si sente vittima, si domanda continuamente cosa lo abbia relegato a quella condizione e perché la sua vita sia caratterizzata da quella situazione.

Insomma, in psicologia una persona che soffre di vittimismo è quella che vive la sua intera esistenza domandandosi le ragioni del suo essere così.

Finendo per essere prigioniera di sé stessa.

La sindrome di Calimero

La sindrome di Calimero prende il nome proprio dal pulcino della pubblicità italiana degli anni Sessanta.

Diventato un’icona dell’animazione italiana, il piccolo pennuto nero ha fatto delle lamentele sulle difficoltà della vita il suo motto.

È un’ingiustizia però!

Non a caso, è la sua frase tipo.

Discendente diretto di questo atteggiamento è proprio il vittimismo.

Senza dubbio al piccolo cartoon non mancano le sventure, così come, probabilmente, a chi ha un’attitudine da vittima: è bene però riflettere sulle diverse reazioni che si possono adottare davanti ad un ostacolo.

Il personaggio “tutto nero” reagisce in modo immaturo alla vita, sente tutto ciò che accade ripercuotersi su di lui.

Non deve sorprendere questo comportamento per un bambino – d’altro canto, il pulcino è appena nato – ma riproporre un atteggiamento simile in età adulta può essere deleterio.

In quel modo, si tende a vivere in modo negativo tutto ciò che ci circonda, prendendo solo il peggio da quello che gli viene offerto.

Questa dinamica è frutto di una profonda immaturità che si manifesta nel rifiuto di qualsiasi responsabilità e nel dare sempre la colpa agli altri.

Non è quindi sbagliato avere momenti no, ma è importante considerare il proprio approccio nei confronti delle difficoltà.

Incolpare il mondo esterno “tiranno”, facendo di sé stessi il fulcro dell’universo, caratterizza un comportamento infantile in ogni circostanza.

Chi si crogiola nella dimensione del “Calimero”, infatti, si chiude nella sua comfort zone di negatività, compiacendosi del suo stesso lamentarsi, senza voler effettivamente cambiare la sua condizione.

Come il bambino che fa i capricci, il vittimista cerca il sostegno emotivo e mentale di chi lo circonda.

In questo modo, accudito, non si interessa minimamente ad uscire dalla sua area protetta.

È così che recitare il ruolo della vittima porta a evitare di prendersi carico di ogni responsabilità, sfuggire ai problemi del reale e chiudersi in sé, affidandosi a chi rassicura le insicurezze (purtroppo anche facendosi manipolare).

Leggi anche: Come uscire dalla tua comfort zone

Vittimismo patologico: perché rovina la vita

Il vittimismo patologico è in grado di rovinarti la vita, alterando la percezione di te, di ciò che ti circonda e influenzando le relazioni con chi ti sta accanto.

La vittima sente il mondo come un ostacolo perenne, vivendo qualsiasi esperienza in modo negativo.

Proprio per questo la percezione del vittimista è falsata, tragica, ingigantita.

Un problema che per chiunque – anche per la stessa persona, se reagisse in modo differente – potrebbe essere facilmente superabile, sembra una condanna.

Inoltre, proprio per il senso di ingiustizia, non trova giustificazione alla sua sofferenza.

Perché capitano tutte a me?”
Mi va tutto male…
Se la prendono tutti con me perché sono (etc)…”

Ecco altre frasi familiari a questo tipo di persona.

Questa continua ricerca di una motivazione alla propria condizione è frustrante per la vittima, che non vuole accettare la dura realtà.

Per questa ragione, chi è vittimista è spesso portato a riflettere su un senso di colpevolezza e ad avere un atteggiamento di inadeguatezza nei confronti del reale.

Saranno una conseguenza diretta allora la bassa autostima e la prospettiva costantemente oscurata sulla realtà.

Anche le relazioni saranno ovviamente compromesse.

Chi soffre di vittimismo si circonderà di rassicurazioni e affermazioni, rifiutando di ricevere qualsiasi opinione diversa dalla sua o chiunque cerchi di fare fronte alla realtà dei fatti, in un circolo vizioso difficile da rompere.

Da qui a finire nelle mani di (o essere) un carnefice, la strada è breve.

fare la vittima

Comportamenti tipici del vittimista

Tra i comportamenti tipici della persona che ha questo comportamento, si trovano la continua ricerca di affermazione e il rifiuto delle proprie responsabilità.

Si vive nell’inconscia convinzione che il mondo gli cospiri contro e spesso reagisce alle difficoltà della vita ingigantendole. In una spirale di autocommiserazione.

Per questo i vittimisti si compatiscono in continuazione, lamentandosi dei problemi e autocommiserandosi perché tutto va male – o almeno, questo è ciò che vedono.

La chiusura alle opportunità e nuove possibilità è tipico di chi assume il ruolo di vittima, così come danneggiare i rapporti umani e alimentare rancore nei confronti di chi non sostiene la loro visione distorta.

Leggi anche: Qui e Ora, vivi pienamente il presente

Come smettere di fare la vittima

Ora che abbiamo appurato i danni del vittimismo, come smettere?

Prima di tutto, per evitarlo è necessario accettare la realtà così com’è.

Una delle difficoltà principali è proprio rendersi conto che le sfortune capitano: prenderne atto e affrontarle senza sentirti “speciale” è grande sintomo di maturità.

Inoltre, imparare a reagire è in grado di ridare a chi si sente una vittima l’autostima e la forza che una prospettiva drasticamente annebbiata toglie.

Vedersi in grado di combattere gli ostacoli della vita ti farà crescere e ti darà nuova fiducia.

Infine, smetti di chiederti cosa non va nelle altre persone in modo esagerato: è necessario guardare con onestà a noi stessi per primi.

Comincia a vedere il bicchiere mezzo pieno e sii consapevole delle tue azioni.

Un percorso di crescita personale che si basa sulla consapevolezza è un toccasana.

Leggi anche: Cosa vuol dire davvero “crescita personale”

Vittimismo, frasi su cui riflettere

Per concludere, eccoti alcune frasi su cui riflettere.

“Finché ti sentirai una vittima, lo sarai”.
– Morgan Freeman

“Se ti comporti come una vittima, è naturale che sarai trattato come tale”.
– Paulo Coelho

“Ci lamentiamo copiosamente, ma diventiamo vigliacchi quando si tratta di assumere dei provvedimenti. Vogliamo che tutto cambi, ma ci rifiutiamo di cambiare noi stessi.”
– Paulo Coelho

Per prima cosa dobbiamo rifiutare di essere delle vittime. Se non riusciamo a farlo, non riusciremo a far nulla”.
– Margaret Atwood

“Metà vittime, metà complici, come tutto il mondo”.
– Jean-Paul Sartre

“Soffrire senza lamentarci è l’unica lezione che dobbiamo imparare in questa vita.”
– Vincent Van Gogh

“Sono così incompreso che non si comprendono neanche i miei lamenti di essere incompreso.”
– Søren Kierkegaard

“Due buoi tiravano il carro. E siccome l’asse del carro cigolava, voltandosi col capo, così gli dissero: «Amico, e che? noi portiamo tutto il peso, e tu ti lamenti?». Così anche alcuni uomini, mentre altri faticano, loro fanno finta di essere sfiniti.”
– Esopo

“Volti al travaglio
come una qualsiasi

fibra creata
perché ci lamentiamo noi?”

– Giuseppe Ungaretti

“L’esperienza c’informa che la prima difesa degli spiriti deboli è recriminare.”
– Samuel Taylor Coleridge

“Il sempre sospirar nulla rileva.”
– Francesco Petrarca

“E’ meglio crepare felici piuttosto che piangersi addosso tutta la vita!”
– Marcello Mastroianni

“È strano che l’autocommiserazione non sia nella lista dei peccati mortali.”
– Jonathan Franzen

Riconoscere i propri errori e le proprie debolezze è una potenzialità da allenare in noi stessi e che può davvero cambiare la vita, per ottenere ciò che vogliamo.

Superare ogni dubbio inconscio e ammettere di essere meglio di come vogliamo sentirci risolve i problemi più sensibili e permette di uscire dalla trappola dell’essere soli e sconsolati “contro il mondo”, in una spirale illusoria.

Coinvolgi l’empatia di cui sei capace, procedi a piccoli passi e agisci su di te. Ne sei capace.

Giacomo Lucarini
Giacomo Lucarini

Sono un lettore compulsivo, amo il cinema d’autore e la musica lo-fi. Di professione Life Coach e Digital Strategist, due carriere nate dalle passioni della mia vita e tanta esperienza sul campo. Se senti di avere bisogno di una mano per migliorare la tua vita, sei nel posto giusto!

Pin It on Pinterest

Share This